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Sordevolo

E' nel primo autunno, all'ora serena dell'Angelus della sera, che si respira un sentore di foglie, di erba, di fumo. E' un odore che chi ha sentito una volta riconoscerebbe poi fra mille: è l'odore di Sordevolo. Nella primavera, la base si innesta di una nota di viole e di gaggia, ma l'odore è, tutto sommato uguale, dilatato a volte dalla pioggia morbida, non di frequente su questo lembo di terra schiacciato tra il cielo e la pietra viva della montagna.

A 620 metri sul livello del mare, carezzato dal fluire verde del padre Elvo, l'Elf, Sordevolo è, in fondo, un pugno d'anime e di case, immerse nel rigoglio prepotente di questa segreta natura. Paese di "tessitor da tela" e di "mulattieri", come hanno definito le fonti, la sua storia si incontra e si smarrisce nel dedalo degli alberi genealogici delle famiglie dei Bruco e degli Ambrosetti; scivola, come l'acqua del torrente, sulla selce durissima e tenace trasmutandosi in leggenda, quale quella del diavolo e del suo carro, capace di lasciare le tracce ai margini della mulattiera che le mani degli avi, con fatica e sudore, costruivano verso l'Alpe di Buggi.

Circa 1300 anime e un'unica grande passione che accende il cuore: la Passione. Dal 1850, almeno, (quella è la data del primo documento d'archivio ma la tradizione è certo ben più risalente) l'intero paese, ogni dieci anni, si mobilita.